mmhhhh…. System Engineering? …..

mettiamoci in movimento! il mercato mondiale non aspetta i nostri comodi!

Da qualche tempo, nonostante la crisi globalizzata, o forse per certi versi anche a causa della crisi, si avverte un cambiamento, un interesse per le tematiche del system engineering, che prima non c’era.

Che cosa porta la crisi? Il mutamento di contesto non si avverte da un giorno all’altro ma, come tutti i processi sociali profondi e di lungo periodo, agisce in modo cumulativo, finchè un giorno ci si rende conto che lo scenario è cambiato.

Molte aziende – piccole e medie, ma non solo – non ce la fanno, e sono costrette alla chiusura, disperdendo know how prezioso, accumulato in anni di lavoro.

Le aziende che riescono a resistere si trovano davanti ai seguenti imperativi:
- l’esigenza crescente di confrontarsi sul mercato internazionale,
- l’esigenza di razionalizzare il più possibile i processi di progettazione,
- l’esigenza, derivata dalle precedenti, di crescere nella scala della maturità.

Quanto sopra è tanto più vero per le aziende del settore ingegneristico e di progettazione.

Siamo in grado di offrire alle aziende di questo settore – che seguiamo da molti anni e che è il centro focale della nostra ricerca – un valido supporto, per la piena soddisfazione di tali esigenze.

Tutti gli autarchismi nazionali dimostrano rapidamente la loro totale inconsistenza.

Ci si rende subito conto che per essere competitivi, ad esempio nel settore IT, per riuscire a competere con le nuove software house indiane, non basta o non è neppure essenziale calare i prezzi: bisogna offrire un livello di maturità superiore, quella che il mercato internazionale richiede.

Parimenti, non si riesce a dire la propria parola nel mercato internazionale dell’ingegneria impiantistica, se non si dimostra, nei fatti, di avere una metodologia consolidata di gestione del ciclo di vita del progetto, che in estrema sintesi significa gestire i requisiti e le attività di verifica e validazione mediante strumenti che ne assicurino la tracciabilità completa, lungo tutto il ciclo di vita del progetto.

Affidandovi ad Andromeda, potrete avvalervi di un team internazionale – Andromeda Systems Engineering, composto da esperti europei, inglesi e statunitensi – che elabora una metodologia snella, essenziale ed efficiente, per il controllo completo del ciclo di vita del progetto.

 
Ma a chi serve veramente il system engineering?

L’area di coloro che possono trarre enormi vantaggi da una buona metodologia di controllo del ciclo di vita del progetto è molto vasta.

Stiamo parlando, in primo luogo, di tutte le aziende o le entità la cui pratica corrente è la progettazione di sistemi, impianti, macchine, praticamente tutta la realtà industriale e postindustriale del ventunesimo secolo.

Quindi primariamente il contesto tecnologico.

Ma non possiamo neppure trascurare un’altra tipologia di progetti: i progetti sociali, finanziari, assicurativi.

Per sintetizzare, qualsiasi progetto che possa essere descritto in termini di requisiti, che preveda uno sviluppo, e che possa essere in seguito verificato mediante procedure di test, rientra nell’area di interesse del system engineering.

Il system engineering rappresenta un approccio culturalmente avanzato, capace di introdurre, anche in aree dove non è mai stato applicato in precedenza, concetti di elevata qualità, finalizzati alla verifica puntuale, che quanto realizzato sia coerente con i requisiti iniziali.

Un’obiezione molto popolare, che abbiamo sentito spesso, riguarda la dimensione dei progetti: “i nostri progetti non sono abbastanza complessi da giustificare l’utilizzo di una metodologia”.

Non è vero. La metodologia è utilissima, anche nel caso di progetti di complessità medio-bassa, richiedenti un basso numero di documenti, o caratterizzati da una durata breve, dell’ordine dei pochi mesi.

L’utilità di avere tutti i progetti immagazzinati analiticamente in un database, le cui informazioni siano facilmente ritrovabili, si dimostra nel tempo.

Quando si tratta di fare manutenzione ad un sistema, aggiungendo funzionalità, quando si tratta di stimare lavori futuri in fase di offerta, quando vogliamo capire e misurare i nostri miglioramenti nelle capacità e nella maturità di gestione dei progetti.

L’avere a disposizione i dati di tutti i progetti, secondo criteri di elevata analiticità e velocità di ritrovamento, si rivela uno strumento insostituibile!

Lo si capirà ed apprezzerà appieno solo quando avremo avuto a disposizione un sistema di project lifecycle management per qualche anno: prima eravamo costretti al reverse engineering ogni volta che dovevamo ragionare su un progetto passato, oppure a fidarci unicamente della memoria dei progettisti e dei project manager!

Il system engineering ci fornisce una piattaforma solida e sicura, che ci permette in qualsiasi momento di basare le nostre analisi su selezioni di dati complete e sistematiche!

“Ma la mia azienda non lavora nel settore aerospaziale, né in quello della difesa… i nostri clienti non hanno mai richiesto l’utilizzo di standard di qualità…”

Anche questa è una considerazione molto datata, che si riferisce ad una realtà – quella del Ventesimo Secolo – ormai superata da tempo.

In primo luogo, neppure nei settori dell’aerospazio e della difesa si può ancora parlare di “vacche grasse”! La progressiva riduzione dei budget obbliga comunque i fornitori a confrontarsi con l’esigenza di razionalizzare le spese, e quindi di adottare metodologie snelle ed efficienti.

È quindi di vitale importanza sbarazzarsi al più presto delle ridondanze e delle disefficienze che derivano da un mercato del passato, disposto ad acquistare standard e strumenti molto complessi e costosi, difficilmente o per nulla integrabili, e richiedenti ulteriori ingenti spese di training e di consulenza.

Ma la pratica della gestione del ciclo di vita del progetto oggi va ben oltre le aree “tradizionali” della qualità.

Sul mercato internazionale, l'applicazione di una metodologia di system engineering è richiesta, almeno, in tutte le aree dei lavori pubblici, dei sistemi di trasporto, della catena del cibo e delle bevande, della farmaceutica, del bio-medicale e, in generale, in qualsiasi settore applicativo dove la vita umana dipende tanto o poco dalla affidabilità e sicurezza dei sistemi.

Alla domanda “a chi serve la cultura del system engineering?” potremmo tranquillamente rispondere che serve a tutti, perché si tratta della cultura fondamentale, della cura e del rispetto della vita umana!

Il system engineering, e lo strumento a supporto PTESY, servono ad aziende grandi e piccole, per progetti più o meno complessi, in tutte le aree dove la pratica prevalente sia la progettazione.

Ma sia la metodologia sia il tool possono essere utilmente applicati anche in situazioni dove vi sia da gestire il ciclo di vita di prodotti, anziché di progetti. Ad esempio contesti in cui si producono macchine industriali, di cui esistano, nella realtà produttiva, modelli che vengono venduti con qualche personalizzazione.

 
Ma perché scegliere proprio PTESY?

Il mercato degli strumenti di supporto al system engineering vede oggi un monopolista, che possiede quasi il 50% dello share del mercato mondiale, ed una serie di player minori.

Nessuno di questi offre uno strumento completamente integrato.

Significa che dovremo acquistare un tool per gestire i requisiti, ed uno per il test engineering, tanto per cominciare.

Ambedue hanno database proprietari, quindi non integrabili.

Se vogliamo sviluppare la tracciabilità, l’unica possibilità è quella di usare degli script, per importare/esportare i dati da un sistema all’altro!

Ma non è finita qui.

Infatti vogliamo anche analizzare i rischi del progetto, e poi sviluppare un piano di mitigazione. Acquisteremo quindi anche un tool di risk management.

E fanno tre.

Abbiamo bisogno di gestire i problemi e gli action item, e quindi acquisteremo il quarto tool.

Ovviamente ci serve una gestione documentale…. e cinque!

Il sistema da progettare comprende delle interfacce o dei segnali di input/output? Probabilmente non troveremo un tool di documentazione dei segnali di i/o, quindi ci arrangiamo con Excel, o con il database real time dello scada… siamo a sei…

Aggiungiamo qualche strumento di disegno architetturale (cad, cae, katia, uml, sysml, etc…).

Avete già acquistato sette licenze diverse, sette servizi di training e e/o consulenza, e vi siete messi in casa una giungla di sistemi non integrati e non integrabili…

Contenti voi…

A coloro che non sono contenti, di continuare a farsi salassare da fornitori che vivono ancora nel ventesimo secolo, oppure di dover rinunciare ad un sistema di project lifecycle management, Andromeda offre PTESY, l’unico strumento completamente integrato, che riunisce in sé tutte le funzioni essenziali per il controllo del ciclo di vita del progetto!

Ma non abbiamo ancora parlato a sufficienza dei vantaggi dell’avere un tool multifunzionale completamente integrato.

Non deve sfuggire l’importanza del tipo di database utilizzato: PTESY utilizza un database commerciale standard, completamente aperto, Microsoft SQL Server.

SQL Server è accessibile via ODBC, il che significa che i dati non saranno mai persi, qualsiasi cosa possa succedere ai fornitori del software!

Le caratteristiche di PTESY, in confronto a prodotti concorrenti, sono decisamente rivoluzionarie!

Prendiamo ad esempio l’utilizzabilità.

In genere i tool di requirements management e quelli di test engineering possono essere utilizzati solo in laboratorio, da personale tecnico altamente specializzato.

PTESY può essere utilizzato su rete LAN, da una vasta tipologia di utenti, sia di cultura tecnica che manageriale!

Project manager, ufficio acquisti, sistemisti, progettisti, analisti, sviluppatori, tecnici, test engineer, quality manager, installatori, fornitori, clienti, trainer.

Questo significa mettere la qualità in mano ai progettisti ed ai manager, superando una volta per tutte il paradigma novecentista, che voleva la qualità esclusivamente in mano agli “esperti di qualità”.

PTESY è altamente scalabile, sia economicamente che tecnicamente.

Il costo della licenza client decresce proporzionalmente alla crescita del numero di licenze, in modo cumulativo anche nel tempo: se acquistate dieci licenze oggi, quando ne comprerete altre dieci fra un anno lo sconto sarà calcolato su venti licenze.

Per quanto riguarda la scalabilità tecnica, l’unico limite agli accessi concorrenti è quello determinato da Microsoft SQL Server, poiché tutto il software risiede sul client, e quindi non vi sono “colli di bottiglia” sul server.

L’integrazione totale, su un unico database, permette la tracciabilità totale, tra tutti i livelli di requisiti, tra i test case ed i requisiti coperti, tra i problemi loggati ed i requisiti violati, ecc…

Inoltre ogni oggetto metodologico è riferibile a qualsiasi altro oggetto metodologico.

 
Ma che altro mi serve, oltre a PTESY?

Dipende da diverse condizioni: in primo luogo se hai già esperienza metodologica oppure no, dal numero di persone che, nella tua struttura, si dedicano alla progettazione, al test e/o al controllo qualità, e, ultimo ma non per importanza, quanto sei disposto ad innovare i tuoi processi.

La situazione ottimale (per l’utente) è quella in cui il team di progettazione è già strutturato con responsabilità distinte, di project management e di system engineering.

Alla divisione project management compete la gestione economica delle commesse, la gestione del contratto con i clienti, la gestione dei contratti con i subfornitori, e tutti gli aspetti di controllo commessa.

Alla divisione system engineering compete lo sviluppo dei requisiti, la mitigazione dei rischi, la verifica della rispondenza ai requisiti di quanto sviluppato, e tutti i processi inerenti la qualità tecnica di quanto sviluppato.

Quasi sicuramente – in questo caso – i componenti del team di system engineering hanno precedente esperienza di metodologie e standard metodologici, secondo il settore in cui opera l’azienda.

In questi casi un breve affiancamento è sufficiente, per impostare i primi ambienti di progetto, e rendere più veloce il transitorio di inizio di utilizzo del tool.

Potrà essere interessante, se l’utente lo desidera, impostare un periodo di training metodologico avanzato, finalizzato ad ottimizzare la metodologia.

Una situazione intermedia è quella in cui l’utente possiede esperienza nell’utilizzo di metodologie e standard metodologici, ma l’azienda non è strutturata con divisioni di project management e di system engineering.

In questo caso sarà necessaria, al fine di ottimizzare i processi di progettazione, una nuova impostazione strategica, che preveda la ristrutturazione del team di progettazione o, quanto meno, l’istituzione di precise responsabilità dei diversi processi.

Anche in questo caso, siamo in grado di affiancare l’utente nel processo di innovazione metodologica, impostando sia le attività di training necessarie, sia l’eventuale consulenza in supporto del processo di innovazione e di strutturazione delle nuove divisioni operative.

In particolare, un periodo di training metodologico avanzato, finalizzato ad ottimizzare la metodologia, si rivelerà di particolare utilità, al fine di supportare l’innovazione con un’adeguata piattaforma culturale.

E potrete avvalervi della nostra esperienza per condividere con tutte le persone coinvolte i concetti fortemente evolutivi, che supportano il processo di strutturazione e responsabilizzazione.

Ma siamo in grado di mettere in movimento anche le situazioni in cui l’utente non possiede precedente esperienza nell’utilizzo di metodologie e standard metodologici.

In questo caso sarà necessario, in primo luogo, un auditing accurato delle pratiche progettuali in uso in azienda. Infatti, in molti casi i team utilizzano comunque, pur senza averne consapevolezza, criteri metodologici avanzati. Sarà quindi sufficiente sistematizzare i processi secondo gli standard più opportuni, a seconda del settore in cui opera l’azienda.

Potrebbe essere comunque necessario un periodo di aggiornamento metodologico secondo gli standard scelti, attività che siamo in grado di fornire, con un background di conoscenza integrata che copre standard sia europei che americani.

Affiancheremo l’azienda utente nella definizione di una road-map di miglioramento dei processi di progettazione, fino a raggiungere il grado di maturità CMMi livello III!

Ovviamente siamo in ogni caso disponibili, qualora ve ne fosse la necessità, a prestare consulenza di project lifecycle management, per far fronte ad eventuali situazioni di carenza di personale in cui l’utente si venisse a trovare.

 
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